Una domanda che mi accompagna da anni
A volte una persona che lavora con me mi domanda: “Ma come hai fatto a vederlo così velocemente?”
È una domanda che mi accompagna da molti anni.
Nello sport, nel lavoro corporeo, nel coaching e nella relazione con le persone mi capita spesso di percepire molto rapidamente qualcosa che successivamente deve essere verificato.
Non si tratta di magia. E soprattutto non si tratta di diagnosi.
È proprio da questa osservazione che è nato il mio libro “La regola dei primi 3 secondi - Sentire prima di pensare”.
Prima arriva il segnale. Poi arriva la spiegazione.
Quando guardiamo una persona riceviamo contemporaneamente moltissime informazioni: postura, respiro, movimento, tono della voce, velocità, espressione, microcomportamenti, parole, esitazioni, coerenza o incoerenza tra quello che viene detto e quello che il corpo mostra.
La maggior parte di queste informazioni non viene elaborata consapevolmente una alla volta. L’esperienza consente progressivamente di riconoscere configurazioni già incontrate.
È ciò che nel libro approfondisco parlando anche di intuizione, pattern recognition e thin slicing.
Il punto fondamentale è però un altro: vedere rapidamente qualcosa non significa avere automaticamente ragione.
L’intuizione indica dove guardare. La verifica stabilisce se vale la pena continuare in quella direzione.
L’osservazione del dott. Marco Andrea Demartini
Nel libro ho voluto inserire anche uno sguardo esterno.
Il dott. Marco Andrea Demartini, psichiatra esperto nella diagnosi di ADHD e neurodivergenze, ha dedicato una relazione osservativa al mio particolare modo di elaborare le informazioni.
Il titolo è significativo: “Anatomia di una mente neurodivergente - leggere i segnali del corpo in meno di 3 secondi”.
Non è stata inserita per creare un mito o attribuirmi capacità speciali.
Al contrario: serve a spiegare come una combinazione tra funzionamento neurodivergente, sensibilità, rapidità nell’elaborazione delle informazioni ed esperienza possa, in determinati contesti, trasformarsi in una competenza.
Una vita di esperienza modifica ciò che vediamo
Se mostriamo per tre secondi una radiografia a una persona qualunque e a un radiologo esperto, entrambi guardano la stessa immagine. Ma non vedono necessariamente le stesse cose.
L’esperienza costruisce mappe.
Questo principio attraversa tutta la mia storia: decenni di sport, preparazione atletica, movimento, kinesiologia, Discipline Bio-Naturali, riflessologia, coaching, performance, lavoro con atleti e persone, esperienze personali e neurodivergenza.
Il mio cervello tende a collegare rapidamente elementi che inizialmente possono sembrare separati.
Poi arriva la parte più importante: verificare se quel collegamento ha senso.
Il corpo parla prima delle parole?
Non nel senso magico del termine. Ma il corpo produce continuamente informazioni.
Una persona può dire di essere tranquilla mentre trattiene il respiro. Può dichiararsi pronta mentre arretra con il corpo. Può raccontare di stare bene mentre protegge continuamente una parte del proprio movimento.
Sono segnali. Non sentenze.
Ed è proprio questa distinzione a essere essenziale: il segnale genera una domanda, non una diagnosi.
La stessa logica nel corpo, nello sport e nel coaching
Questo modo di osservare attraversa tutti i miei ambiti di lavoro.
Una cervicale mi porta a chiedermi che cosa accade nel resto del corpo.
Una prestazione insufficiente mi porta a chiedermi se la leva sia fisica, mentale, emotiva o ambientale.
Una difficoltà nel cambiamento mi porta a cercare quale automatismo si attivi prima ancora che la persona riesca a intervenire consapevolmente.
Prima osservare. Poi collegare. Poi verificare. E infine scegliere.
La regola dei primi 3 secondi
Da qui nasce il principio che dà il titolo al libro.
I primi tre secondi non sono il momento in cui decidere. Sono il momento in cui sentire e osservare senza avere ancora costruito una spiegazione.
Poi entra il pensiero: analizza, confronta, verifica, scarta gli errori ed eventualmente trasforma quella prima percezione in una direzione concreta.
È uno dei cardini del Metodo Schiasselloni: intuizione senza verifica è soltanto intuizione. Esperienza, osservazione e verifica possono invece trasformarla in uno strumento.
“La regola dei primi 3 secondi” racconta proprio questo percorso: come imparare ad ascoltare ciò che arriva prima del pensiero senza diventarne prigionieri.